Accampamento Mars

Circondato sui tre lati dal colline coperte di dune sabbiose, protetto in questo modo dalle tempeste di sabbia, si trova l'accampamento Mars (Marte), la nostra dimora per due notti. Una trentina di tende sparse in modo disordinato e un'unica struttura in muratura, i bagni. Nella piazza centrale una grande tenda che serve da ristorante e un falò con le sedie attorno. Accanto un lavandino con un serbatoio d'acqua in rame e uno specchietto, come si usava una volta anche da noi, tanti, tanti anni fa. Un salto nelle nostre camere, scusate tende, in stile tradizionale, pavimentate con tappeti, due letti con materassi buoni e coperte pesanti. Lasciati i bagagli ci siamo diretti verso una duna adiacente dove era previsto l'aperitivo.

Erano passate le 17 e il sole scendeva inesorabilmente verso le colline che si trovavano a ovest. Sembrava che fosse scacciato via dall'enorme luna piena che contemporaneamente sorgeva dalla parte opposta. Un'esplosione di colori, il rosso e l'arancione in tutte le loro tonalità. Un bicchierino di vino tunisino rosso o rosé, molto buono, due stuzzichini e quattro chiacchiere con gli amici e i nuovi conoscenti. Regnavano la bellezza e la pace. Non sono stato tradito; ho trovato quello che mi aspettavo dal deserto.

Ma senza il sole la temperatura si abbassa velocemente e siamo scesi nell'accampamento. Accanto al fuoco si sentiva un bel calduccio ma era anche qualcosa di interessante. Qualcuno preparava per cena il pane cotto sotto cenere. Formava una pagnotta rotonda e la buttava direttamente sulle braci e dopo la ricopriva con le stesse. Dopo una ventina di minuti pane era pronto, tirato fuori con le mani nude e spolverato. L'abbiamo mangiato per la cena e era molto gustoso, anche se ogni tanto si trovava un po' di sabbia.

Dopo la cena ancora una mezz'oretta accanto al falò, con un bicchierino di whisky per scaldarsi e prepararsi per la notte. Ma prima di andare a letto abbiamo riempito le nostre borse dell'acqua calda che ci hanno consegnati a Malpensa gli addetti dell'agenzia. In quel momento ridevamo, ma alla fine sono state molto apprezzate. La notte era fredda, circa 7 gradi. Le coperte erano buone e il mio corpo stava bene, ma la testa no. Alla fine, mi sono messo il capellino e infilato anche la faccia sotto le lenzuola.

Verso le tre di notte mi sono svegliato, dovevo andare in bagno. L'idea di dover uscire dal caldo dal letto e attraversare tutto il campo per raggiungere la toilette non mi rallegrava molto. Ci ho messo 15 minuti per sviluppare la procedura meno dolorosa: alzarsi velocemente, mettersi la giacca, infilarsi le scarpe (meno male i calzini li avevo già addosso) e via. Il paesaggio che ho trovato all'uscita dalla tenda mi ha tolto il fiato. La luna piena era appesa nel centro del cielo e illuminava tutto il paesaggio, la sua luce giocava con le ombre delle tende e delle dune e scaldava la mia anima. Ma questa è la Terra? Sembrava un altro pianeta. Un momento davvero magico.

Il silenzio era assoluto, non disturbato nemmeno dal russare degli ospiti dell'accampamento.

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