Tozeur

Ci siamo svegliati quella mattina un anno più saggi (più bello che dire vecchi). I bagagli nelle macchine e via, direzione Tozeur. A proposito di bagagli, avete mai provato a trascinare un trolley sulla sabbia? E' una faccenda poco piacevole in quanto le ruote non servono a niente. Ma a qualche produttore non è mai venuta l'idea di prevedere dei piccoli sci al posto delle ruote? Andrebbe benissimo anche per la neve.

Dall'oasi di Ksar Ghilane fino a Tozeur ci vogliono circa 4 ore in macchina sulla strada asfaltata. Si andava 100 – 120 all'ora senza problemi. Ma prima di arrivare si è fatta uno sosta idraulica in un «Autogrill» molto bello, nascosto tra le rocce sabbiose. E là una bellissima sorpresa; due falchi addomesticati in piena libertà. Bastava porre il braccio e si arrampicavano tranquillamente e posavano per le foto come le star hollywoodiane. La notte prima siamo andati a letto relativamente tardi e mi sentivo un po' stanco quel giorno. Così ho sfruttata l'occasione per un piccolo pisolino in buona compagnia.

Tozeur è il capoluogo della omonima provincia e conta più di 30.000 abitanti. Si è sviluppata in una vasta oasi nella quale ci sono più di 200 sorgenti d'acqua. L'attività produttiva principale della zona è la coltivazione delle palme dei datteri che sono più di 400.000, ma ultimamente il turismo comincia ad essere sempre più importante, agevolato dalla presenza dell'aeroporto più vicino al deserto.

Per l'ora di pranzo eravamo già nel nostro nuovo albergo, Dar Cherait, molto carino, l'architettura in stile palazzo del sultano della storia di 1001 notte. All'interno un bel giardino con la piscina ed anche una Spa, ma quelli che l'hanno provata hanno detto che non era al livello di quella di Tamerza. Il pomeriggio siamo andati a piedi nel centro e nella vecchia medina. Una passeggiata molto piacevole, per stendere le gambe e per conoscere meglio la città e contrasti tra il vecchio ed il nuovo. Anche se era il primo dell'anno, era festivo anche in Tunisia, tutti i negozi e le bancarelle erano aperti e così si è fatto un po' di shopping. Prima di tornare in albergo ci siamo concessi un drink su una terrazza panoramica, da dove è stata scattata la fotografia panoramica sottostante, dalla quale si vedeva tutta la città, molto estesa e circondata dalle numerosissime palme.

La cena, due chiacchiere nel pittoresco atrio dell'albergo e un bicchierino della boukha (si pronuncia buha, con la «h» pronunciata alla toscana), la grappa di fichi tunisina, molto piacevole da bere e un po' meno alcolica delle nostre grappe. Quella notte sì che si dormiva al caldo. Il vento ed il rumore dei rami della palma sotto la nostra finestra ci hanno fatto la ninnananna.

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